Cinghiale caricato su di un'automobile dopo una battuta di caccia grossa, 2011. Ph: Micki - Wikimedia Commons - CC BY-SA 3.0
Cinghiale caricato su di un'automobile dopo una battuta di caccia grossa, 2011. Ph: Micki - Wikimedia Commons - CC BY-SA 3.0

Perché non mangio il cinghiale

 Sto per leggere una storia di 16 anni fa quando avevo 6 anni... Allora nei paesi della Sardegna una passione che accomuna la maggior parte degli uomini è la caccia al cinghiale, cosiddetta Caccia Grossa. Ci si organizza tutt'ora in gruppo dove ognuno ha il proprio ruolo come sa trua, che sostanzialmente sono i battitori, cioè coloro che con l'aiuto dei cani, già addestrati da cuccioli, scovano il cinghiale e poi c'è anche chi si apposta per, appunto, sparare. 

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Ogni ruolo quindi è fondamentale. Ci deve essere appunto un equilibrio ed è grazie a questo che si riesce a lavorare in squadra.

Quando avevo circa sei, sette anni, quindi stiamo parlando degli anni 2000.
Quando avevo circa sei, sette anni ricordo che ogni domenica aspettavo con ansia il ritorno di mio nonno e capivo che stava a per tornare a casa da rumore di clacson che si faceva sempre più forte.

Lui con la sua compagnia giravano per tutto il paese suonando e festeggiando. Ricordo che ogni volta che ne prendevano uno, di cinghiale, e si appostavano di fronte a casa, andavo verso l'auto e puntualmente c'era il momento della foto a cavalcioni sopra su porcu, che aveva un'arancia in bocca.

Dopo di ché questo veniva  usciadu e ibentradu.
Si aspettava il giorno seguente per tagliarlo e dividerlo in parti uguali tra tutta la compagnia. Un ricordo che ancora oggi, dopo ben sedici anni di distanza è ancora vivo. Ai tempi di oggi può essere considerato un atto un po' crudo e anche antigenico, però rimane sempre una tipica usanza sarda e questo che sto per raccontare.

Era una domenica sera e io ero al piano di su che facevo i miei compiti. Come al solito aspettavo che mio nonno tornasse, ma quella volta mia madre non mi fece scendere al piano di giù e questo in me accese una forte curiosità. Passarono delle ore, nel frattempo cenammo e mi lavai e mi misi a guardare un cartone animato, però la mia curiosità cresceva quanto i rumori e le voci che provenivano dalla mia cantina.

Decisi di andare a dare un'occhiata. Vidi tutti gli amici di mio nonno che festeggiavano, bevevano vino e parlavano, quando mi accorsi che, proprio mio nonno era vestito in modo bizzarro. Mi spiego meglio. Indossava una sorta di capello di carta che lo faceva apparire come un vescovo. La forma era proprio quella. Sopra aveva una grande croce rossa disegnata con un pennarello e del resto del suo abbigliamento ho altrettanto da dire: aveva i suoi soliti abiti da caccia con sopra una grande tunica bianca di plastica.

Lì per lì non capivo. Continuai a sbirciare curiosa fino a che non capì cosa stava succedendo. Era una sorta di battesimo chiamato "Battesimu di su primu porcu", e sentì queste esatte parole: "In nome della compagnia deo ti battìzo, in su nome de maiale, dei su pocrabu, de su porcu e de totta sa compagnia, Andio a chire meda e chi siasa grande e fortunadu".

Era mio Nonno a pronunciarle. Dopo questo discorso lo vidi che versava sangue e interiora in testa a un altro uomo, l'unico seduto, e anche lui con una tunica fatta di plastica, tutti gli altri festeggiavano.

Io ne rimasi attonita, con un velo di confusione e questa sensazione mi rimase addosso per tanto tempo e oggi che ho più coscienza capisco di aver assistito non solo a un momento diciamo divertente tra cacciatori ma a una vera e propria tradizione sarda che andrà a scemare sempre di più.

E questa è la storia del perché non mangio il cinghiale.

anonima
Lettura del Prof. di Matematica
Istituto Tecnico Salvator Ruiu
Sassari - 5 maggio 2026

 registrato da Fran¢ois Beaune


 

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