Mamoiada, 16 febbraio 1952. Anno bisestile. Sabato, ore 7 del mattino. Fuori meno due gradi e mezzo metro di neve.
I miei nonni materni abitavano in Sa Pratha Manna una casetta di tre locali al piano terra. La cucina era molto grande.
Nel caminetto, che occupava mezza parete, ardevano due grossi tronchi di radice d'ulivo che scoppiettavano scintille di fuoco.
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Di lato, sopra un trepiede di ferro battuto, una caffettiera in ferro smaltato, teneva in caldo il caffè di Cicoria.
In mezzo al camino, appesa a un gancio, un paiolo di rame con l'acqua calda.
Quel giorno, a casa dei nonni, c'era aria di festa. La loro seconda figlia Bustiana si sarebbe sposata alla messa delle nove. Bisnonna Mallena e nonna Mariedda erano già vestite con gli abiti buoni e aiutavano la sposa a vestire il costume di Mamoiada.
Mia mamma era seduta vicino al camino, in silenzio. Era al settimo mese di gravidanza. Si sentiva un po' strana, ma non riusciva a capire perché. Nonna le portò una tazza di latte caldo. - Bevi che ti fa bene! - Mamma lo sorseggio piano e con fatica si alzò dalla sedia per poggiare la tazza sul tavolo.
Ebbe una sensazione di caldo sulle gambe. A malapena riuscì a dire con voce tremante - Oh! Sto per partorire! -
Ci fu un attimo di silenzio. Mio padre che era appena arrivato, la prese in braccio, la portò in camera dei nonni adaggiandola piano piano sul letto grande.
Mio nonno Cosimo, che in quel momento si stava infilando i pantaloni di velluto rigato nero, fu quasi spinto fuori e fatto uscire velocemente dalla stanza.
Bisnonna Mallena, che era l'ostetrica autoidatta del paese, capì subito che c'era un'emergenza. - Svelta, svelta! - disse a nonna - Portami l'asciugamani, pezze pulite e una coperta, avvicinami il lavamani e riempi la brocca di acqua calda. Svelta! -
Era tutto pronto. Nonna chiuse la porta della camera. La sposa e i parenti erano increduli e sbalorditi. Mio nonno Cosimo, verso un bicchierino di acqua vite e lo diede a mio padre.
- Bevi che ti tira su, vedrai che andrà tutto bene.-
Ore 7.30 si sentì il primo vagito, il parto era andato bene e io ero nata. Mi pesarono sulla stadera, nonna disse - Un chilo e cento! -
Bisnonna Mallena mi avvolse in un panno di cotone, in uno di lana e in una coperta calda. Mamma mi guardava ancora incredula, un po' piangeva, un po' rideva. Io piangevo, piangevo, piangevo. - Dalle il seno che si calma le disse nonna - Ma io non lo volevo.
Ore 8.30 lo sposo arrivò con i parenti a prendere la sposa e andarono tutti in chiesa per il matrimonio.
Bisnonna rimase a casa con noi. - Questa stanza è troppo fredda per la bambina, disse, la porto in cucina che c'è più caldo. -
Prese una scatola di scarpe di cartone, la rivestì con una pelle di agnellino e mi adagio dentro avvolta nei panni. Mi copri con le copertine di lana che alternava riscaldandole nel camino per evitare che andassi in ipotermia.
Fuori aveva ripreso a nevicare. I fiocchi cadevano fitti e silenziosi dal cielo.
Erano i giorni di Carnevale. A un tratto in Sa Pratha Manna risuonarono dei suoni di campanacci. Erano i Mamuthones che guidati da sos Issohadores danzavano una danza ancestrale per scacciare gli spiriti maligni.
Saltavano con passo cadenzato e sbattevano forti piedi sulla terra per risvegliare la primavera come augurio di rinascita e di un buon raccolto. Bisnonna Mallena racconta che smisi di piangere come per incanto e mi addormentai al suono dei campanacci.
I giorni passavano e io ancora non volevo il seno di mamma. - Se non mangia muore, dicevano le donne di casa.-
Una vicina di nonna, Giovanna di Oliena, aveva partorito da pochi mesi un bambino. Era giovane, bella e prosperosa. Nonna la fece venire e le chiese se poteva farmi da balia. Giovanna mi prese in braccio, mi avvicinò al suo seno e iniziai a ciucciare quel latte.
Dopo il primo mese pesavo un chilo e trecento grammi, al secondo un chilo e mezzo, ma la mia vita era sempre appesa un filo. Fu così che le donne di casa decisero di chiamare il prete della Chiesa di Loreto e di farmi dare il sacramento del Battesimo. Così, ricevetti, il Battesimo e anche l'Olio santo.
Fu una specie di veglia funebre, mi piangevano recitando il rosario, ma nonna e bisnonna bisbigliavano altre preghiere che solo loro sapevano.
Fu ordinata anche una cassettina di legno che tenevano dentro l'armadio. Mio nonno le sgridava e diceva - Lasciatela in pace. Questa vive più di voi. -
La mia mamma di latte continuava ad allattarmi con pazienza e amore. - Fiza mea, mandiga, si no no ti che morisi. -
Arriva il terzo mese e finalmente abbandonai la mia cassettina di cartone. Ero cresciuta di altri 200 grammi e pesavo 1 chilo e 7.
Per la prima volta mamma con l'aiuto di nonna riuscì a vestirmi. Una magliettina a maniche lunghe, su orittu, e un panno, su manteddu.
I miei genitori decisero di portarmi all'ospedale di Nuoro e farmi visitare da un medico.
- E' molto debole, un poco anemica, disse il dottore. Bisogna darle un po' di sangue dalla mamma a lei. -
E fu così che una volta a settimana per due mesi mi portarono in ospedale. Con una siringa toglievano il sangue da mamma e piano piano lo iniettavano a me, nelle mie minuscole vene.
Mi facevano anche gli impacchi con l'alcol per far sì che il sangue non coagulasse. Al quinto mese ero più vispa, le guanciotte erano colorate di rosa e iniziavo a sorridere. Stavo decisamente meglio, lasciai la casa dei nonni e andai nella mia con i miei genitori.
Nella vita ci sono cose che accadono e sono quasi inspiegabili. Nel 1952 dentro una scatola di cartone ho passato i primi mesi della mia vita. Sono sopravvissuta circondata da affetto, amore, preghiere, magie e incantesimi. Quel 16 febbraio, in Sa Pratha Manna, passarono i Mamuthones e Issohadores, danzando a passo cadenzato una danza ancestrale.
I suoni dei campanacci hanno allontanato gli spiriti maligni. Quel battere forte di piedi sulla terra, quel rito propiziatorio arcaico, mi hanno trasmesso tutta l'energia della Terra, degli Astri del Sole e della Luna. E oggi sono qui a raccontare il primo intenso capitolo della mia vita. Grazie a mamma, a bisnonna Mallena, a nonna Mariedda, a Giovanna di Oliena e a Pinuccia che l'ha letta.
Caterina Salerno
Lettura di Pinuccia Sechi
Alghero - Villa Maria Pia
26 luglio 2025
